The White Book

Arte o Verità?

by Henry Thoreau

L’arte è verità o non è niente, e nel niente ci si annoia. Abbiamo sempre bisogno di qualcosa che vinca la noia e questo qualcosa in questi anni è cresciuto e cambiato. Così siamo passati dal corpo all’anima, dall’anima all’intelletto e dall’intelletto all’uno.

Esistono tre tipologie di esseri umani: la prima dotata di corpo, anima, spirito, sono i più evoluti e al tempo stesso i più bersagliati dalla sorte, vittime dell’invidia degli dei, poiché la loro evoluzione è il risultato delle molte vite trascorse e delle esperienze, positive e negative, che in queste si sono riflesse. I secondi, più giovani, dotati di corpo e anima, la cui natura può evolversi in due direzioni diverse, demoniche o angeliche. Anche questo dipende dalle loro reincarnazioni. Godono di una vita mediamente serena, priva di grandi traumi.

I terzi infine, in cui anima e corpo sono un’unica sostanza materiale, esseri che vivranno una sola vita, poiché l’anima si estinguerà assieme al corpo. Queste creature sono desinate ad accumulare grandi fortune e grandi poteri nel mondo materiale, strumenti di divinità oscure.

Ed ora siamo qui, dopo tutti questi anni, a giocarcela tra anima, intelletto e uno. Come finirà, se mai finirà, non è dato sapere. Parliamo solo e sempre di ciò che possiamo vedere… la magia come poesia, la poesia come magia, ut pictura magia. Luce mistica, la notte e una sfera di luce, il corpo spirituale, privo di materia e privo di desiderio, infine il lampo…Lavorare sulla frantumazione dell’immagine, la visione frammentata del soggetto, ovvero una nuova visione prospettica fatta non di oggetti ma di disconinue relazioni temporali, la sostanza non è sostituibile, svanisce. Rimane solo l’imago, ovvero il resto cattivo della sostanza.

Riprodurre l’imago dissolvendo la sostanza molecolare, attraverso un normo-spettrofotometro crono-programmato, un rivelatore d’anime a disposizione schizzoide. Alcuni benemeriti centri di ricerca ci stanno lavorando, per avere finalmente la durata ab eternum della sostanza umana, o meglio della sua Imago. La scoperta dell’eternità ovvero la sconfitta della morte.

L’Imago come lettura di una realtà altra, come rottura del rapporto tra soggetto e oggetto, ovvero autonomia dell’immagine, come valore in sé, non rappresenta altro che se stessa attraverso l’autonomia dell’arte da qualsiasi referenzialità. Come messa in scena di un sentimento attua la krasis quando l’opera perde la sua relazione con un possibile referente: l’opera in sé. La bellezza come forma a sé stante? Il bello come possibile riscatto da un qualsivoglia referente? Ma se il bello è una categoria a sé stante, quali sono i criteri di giudizio, astratti dal naturale, che ci portano a definire un’immagine come forma in sé e non come copia di un referente terzo? Il distaccarsi dal referente come conquista del bello in sé? Ovvero un dipinto appeso ad una parete, somiglia o non somiglia a qualcosa, bello, ma che cosa rappresenta, bello, mi ricorda un dipinto di Picasso…ovvero bello in sé, bellezza naturale o imitazione della bellezza naturale, o imitazione di un sentimento, una passione come espressione di un desiderio mai soddisfatto.

Erotica dell’arte? Imitazione come distanza massima tra l’opera e l’artista, intuizione come distanza minima tra l’opera e l’artista, figurazione come atto formale della coscienza, come catarsi nell’azione estetica: arte come terapia? Intuizione vs imitazione. Entrambe inadeguate. Perché allora non cercare una sintesi tra intuizione ed imitazione, spostando la realtà della forma verso le passionalità dell’intuizione e l’intuizione verso la pura realtà della forma? Espressionismo, surrealismo o arte concettuale?

Di questi atti, la formulazione dell’immagine che crea all’uomo la sua realtà, quella che non è ricevuta da un’esistenza data ma vi si inserisce come pura forma, appare come l’atto più fertile e spontaneo, l’atto in cui la libertà umana fonda sé stessa, non come determinazione formale della moralità, ma come creazione autonoma e singolare di realtà pura…” (Cesare Brandi)

Il Segno/Sogno, surrogato dell’assoluto, assurge a simbolo della rappresentazione e acquisisce sostanza autonoma e cioè forma/pensiero: Segno-Cosa, Assoluto-Relativo, Uno-Molteplice. Il segno come ipostasi tra noumeno e fenomeno diviene simbolo, Imago di un luogo assoluto, che, in quanto tale, condivide la natura fenomenica dello spazio e al medesimo tempo l’intensità dello spirito, portatore di un valore assoluto, privo di quiddità fenomenica. Il paesaggio come astrazione di uno spazio tempo assoluto (Stimmunglandschaft), come simbolo dell’uno nel molteplice: la memoria come forma prima del paesaggio.

Un luogo che sta ovunque e in nessun posto. Dio?