The White Book

Da vicino

by Maurizio Barberis

Parigi, 2009

Close up legati alla casa? Legati all’architettura? Legati alle persone? Ritratti, come espressione di inquietudine e mistero, inside-outside, ovvero il lato interno del vento. Gli interni domestici sono in realtà gli esterni di chi li vive, di chi li abita o di chi li percorre. Gli spazi interni delle persone sono viceversa impercepibili, sintesi di Immagine e memoria: immaginale? “…l’immagine riceve tutto l’esser suo dall’oggetto di cui è l’immagine, ed è un prodotto naturale…anteriore alla volontà, la quale segue all’immagine…”(Meister Eckhart). E se per caso, o per sfida, si potessero rovesciare come un guanto, riflettendosi nei luoghi che li abitano?

Milano, 2016

Le superfici delle cose sono sempre il riflesso delle persone che li guardano, oppure altro non sono che il loro lato oscuro? In ogni caso è essenziale capire a cosa servono, qual è la loro funzione nel nostro modo di percepire le cose, indipendentemente dall’uso che ne facciamo. Fotografare gli interni delle case come una strategia di soppravvivenza: “…La mente del saggio, in stato di quiete, rispecchia l’universo e l’intera creazione…” (Chuang Tzu).

Milano, 2009

E poi? Non esiste nella storia della fotografia nulla che si possa avvicinare a tutto questo, ovvero fotografare ciò che sta dentro l’anima di un uomo, i suoi lapsus, le sue motivazioni inconsce, per mettere in scena l’intera Creazione, lo Spirito delle cose. Guardando il volto di una persona possiamo davvero pensare di poter vedere il riflesso di qualcosa che ci possa aiutare a capirne l’anima e con essa i suoi pensieri più profondi.

Roma, 2004

E se non fosse così? E se il ritratto di un volto fosse solo un modo apparente e superficiale di comprenderne lo motivazioni più nascoste? Se, viceversa, fosse più semplice ricostruire i frammenti di un’anima attraverso le tracce e i segni che sparge tra le mura della sua dimora? Se fosse questa misteriosa modalità, associare cose e case a pensieri latenti, l’unica via per recuperare i riflessi di un’anima?

Milano, 2003

Simenon…un uomo specializzato nel descrivere il vuoto spirituale e la desolazione…era stato in realtà un bon vivant, amante del lusso, che aveva confessato alla fine della sua vita di aver conosciuto intimamente più di diecimila donne. Un uomo ricco, estremamente ricco…passò gli ultimi anni della sua vita a Losanna, in una piccola casa situata in un cul-de-sac, circondata da tre palazzoni e dominata dal paesaggio di un supermercato e da un magazzino di tappeti orientali. Trasferisce la sua biblioteca in un appartamento dalla parte opposta della città e deposita i suoi quadri in banca, e affermò di vergognarsi di tutti i libri che aveva scritto… le stanze nelle quali viveva erano spoglie, illuminate da luci al neon come un albergo di second’ordine. Non c’erano quadri alle pareti, pochi giornali sui mobili e neppure una libreria o un tappeto per terra. Il mobilio che aveva scelto era di plastica e metallo ed usciva raramente in giardino…

Roma 2004

Il rapporto dell’uomo con lo spazio dunque si fonda sull’esperienza dell’abitare. Fotografare lo spazio antropico per eccellenza, la casa, non dunque l’architettura, bensì i segni, le relazioni, le forme che abbondano negli spazi delle dimore e che producono il senso ultimo dell’immagine domestica, che sommati allo spazio determinano il senso finale dell’immagine, un flusso organizzato e compresso in un’istante, in una sequenza più o meno inconscia che coglie tutti i significati che si pongono al di là della stessa volontà di chi guarda e di chi viene guardato. Persone come cose, cose come persone. Da questa elementare osservazione di partenza possiamo cercare di riorganizzare il lavoro, di riordinarlo non più semplicemente in base alla individuazione di un soggetto, ma in base alla scelta di una poetica che si pone a monte del soggetto stesso e della sua cattura tramite la fotografia.

Parigi, 2009

“…L’arte ch’an-zen, che cerca la realizzazione del divino nell’uomo, si basa sul riconoscimento della somiglianza di natura spirituale tra l’uomo e la natura che lo circonda…” (Coomaraswamy)

La questione non si pone più come definita dalla relazione tra un interno e un esterno, ma come un problema legato all’individuazione di un complesso sistema di relazioni tra l’essere e il mondo, per essere nel mondo. Questa ipotesi può essere segnata da tracce a-razionali, seminate nel paesaggio domestico da chi la abita, e pensate, da chi le guarda, come l’insieme degli alfabeti che casualmente compongono la scrittura virtuale dello spazio vissuto dall’uomo. Da questo deriva l’importanza della funzione stocastica.

Parigi, 2014

Città o campagna, periferie o luoghi turistici, immanenti o trascendenti, ciò che importa infine è cogliere il sistema di rapporti che ne struttura il senso, per trasformarlo nell’Immagine simbolica dell’abitare umano, nello stesso modo in cui, in un’architettura vuota, senza segni tangibili di presenze vissute, si possono cogliere le stesse relazioni significanti del rapporto tra spazio, materia, e luce. La dialettica tra questi tre elementi, se colta con la stessa immediatezza nell’abitare umano e, soprattutto, con la stessa spontaneità, può produrre un’immagine altrettanto poeticamente efficace:”…l’opera proviene dal Sé esterno e interiore dell’uomo, ma il suo più recondito Sé non vi ha parte. Quando un uomo crea, egli esterna il suo Sé più recondito…” (Meister Eckhart)

Milano 2016

I processi e le relazioni che ne conseguono possono fondare efficacemente le dinamiche figurative di un’immagine. Tradurre i processi in immagine, individuare lo schema attraverso cui uno spazio diviene funzione, per tradurlo in una sequenza di ‘realtà’ estremamente connesse tra di loro.

Fotografare il vuoto: tra due oggetti, tra due persone, privilegiare lo spazio che definisce l’intervallo tra di loro, lavorando sui bordi, lasciando il centro dell’immagine vuoto, in attesa di un avvenimento, di una persona o di un cambiamento. Fotografare gli spazi lungo un asse logistico apparentemente segnato da un’affannosa richiesta di presenza, da un desiderio di appartenenza che non può e non potrà mai essere soddisfatto. Ogni interno, lungo questa via, rappresenta una richiesta non esaudita, lasciata in sospeso o elusa, per eccesso di desiderio o per astuzia merceologica.