Del Colore 1
Lessico Armonico
di Maurizio Barberis
In un celebre saggio dedicato al tema husserliano dell’intersoggettività Enzo Paci usa un termine, ortoestesia, per indicare l’accordo armonico tra soggettività differenti. Orthos, dritto, indica la perfetta concatenazione della congiunzione armonica (concordia/discors), che i filosofi rinascimentali, meglio sarebbe dire scienziati, collocavano al centro del percorso della conoscenza. Armonia come accordo, concordanza del ‘retto sentire’, ma anche disaccordo, contrasto, interruzione. Armonia individua la percezione accordata del discreto e del continuo, manifestando la necessità di controllo del vissuto temporale, attraverso la sostanza fenomenica dello spazio. Armonia è necessità del tempo, come tentativo di leggere e di comprendere l’orientamento delle cose. Ritmo è numerazione del fluire, è ordine nella continuità dell’indistinto. A-ritmo (aritmetico), privo di tempo, è allusione alla geometrica cristallizzazione della soggettività percettiva. Non bisogna scordare che una corretta congiunzione consentiva di concatenare forme geometriche (gnomoni) in crescita solidale tra loro. L’origine del termine indica appunto questa operazione da ‘muratore’, del congiungere parti separate, prive di ordine. Ordine, kosmos, che si intuisce come adagiarsi del tempo nello spazio. O peggio assolutizzazione del tempo che si traduce nella ‘morte della coscienza’ (Merleau-Ponty), nella riduzione dell’esperienza sensibile. Allusione ad uno stato entropico, che un eccesso di armonia induce, come un interpidimento della mobilità sensoriale.
Si potrebbe azzardare che l’eccesso di armonici contenuti in un’immagine testimoniano della morte della vitalità dell’opera stessa. O di uno stile, di un intero periodo storico. L’eccesso armonico si traduce nel climax reattivo dell’immagine. Lo spazio insegue il tempo, e l’armonia è la trappola tesa dalla coscienza al fluire caotico delle eidola eraclitee.
Dal kosmos al kosmetikè. Il colore assume, nella decorazione del corpo, la funzione di uno specchio che riflette l’ordine del mondo. Il colore, come variabile debole del campo visivo è l’espressione più sfuggente dello spazio della visione.Colorare il corpo è dividere in regioni ordinate lo spazio circostante. L’uso armonico del colore ribadisce la centralità dell’uomo nel sistema ordinato del cosmo. L’annotazione cromatica che il corpo riflette magicamente è un mondo per predeterminare l’indeterminabile.
L’armonia cromatica è dunque una forma elementare del linguaggio estetico. Una sorta di meta-scrittura spirituale. Armonia cromatica come ordine, kosmos dei colori e della vita. ordine percettivo, naturalmente, e non geometrico. In quanto percetto precede la forma nella definizione del significato. Il triangolo di Kandinskij diventa tale solo nel momento in cui si ricongiunge con il suo colore. Triangolo giallo è suono giallo. La sinestesia come trasformazione progressiva dell’iconico verso l’aniconico. La forma, variabile debole dell’astrazione, soggiace all’Urform del colore nella definizione armonica dell’immagine. La sinestesia funziona quindi seguendo una logica armonica; l’accordo monosensoriale sinteticca elementi che appartengono alla medesima sfera percettiva (colore, texture, forma). L’accordo polisensoriale sintetizza elementi prodotti da aree estetiche differenti (suono, colore, tatto…) In tal caso l’armonia diventa una modalità descrittiva che individua, tramite la sinestesia, un interno spaziale. La parola proietta le sue qualità sugli oggetti che vengono nominati. L’armonia del suono della parola, con la forma invisibile dell’oggetto, produce l’ordine del significato, il cormo logico del quale il colore costituisce una parte importante. La sinestesia diventa quindi lo spazio totale (fenomenologico) della concordanza armonica.
Il suono ha natura triadica, e tale natura costituisce la base armonica della musica tonale. Ed anche nel colore tale elemento può costituire un punto di concordanza. La legge è sempre quella enunciata da chevreul alla fine dell’ottocento, e da lui indicata come generatrice di tutti gli equilibri cromatici. Il contrasto di simultaneità produce la sintesi dei tre colori primari, riducendoli alla natura del grigio, prio di tensioni. L’accordo triadico del colore (Mondrian) consente l’individuazione sincronica di un’area, la sua delimitazione fenomenica. L’entropia è collocata al centro, dove le forze si annullano. L’eliminazione reciproca delle forze determina una sospensione temporale nello spazio del colore. E’ tale sospensione del continuo geometrico che permette l’individuazione della Gestalt di una configurazione, la lettura omogenea di uno spazio. nella lettura diacronica del campo visivo regioni diverse sono congiunte in modo tale da formare un organismo unitario. All’interno domina la legge del contrasto e dell’intuizione semantica. All’esterno il continuo cromatico interpreta il tempo, lo rappresenta.
Ancora sul rapporto tra natura e cultura. Ciò che spesso governa la differenza di sensibilità nei confronti del colore sono i trends derivati dagli spostamenti periodici, geografici o temporali, delle culture di riferimento. La modificazione dei trends modifica la sensibilità dei rapporti cromatici. La costruzione di un lessico armonico può essere quindi per buona parte una variante della sfera culturale, a discapito della naturalità fisiologica della struttura percettiva. In termini culturali possiamo parlare di consolidamento da alcuni archetipi elementari. Il bianco e il nero, appunto.
Espressione. ovvero corrispondenza soggettiva, sensorialità dominata dall’elemento affettivo. Paci sosteneva che l’uscita dalla ‘solitudine della monade’ era determinata dall’apparizione del fantasma di Eros. L’espressione contiene la fondamentale istanza del desiderio che porta ‘fuori da sé’ (extasis).
La relazione tra soggetti trasforma radicalmente l’espressione in comunicazione, o meglio, in espressione comunicativa. La stessa differenza che possiamo trovare nel linguaggio tra una proposizione indipendente, come unità sintattica, e una proposizione che costituisce una fase complessa, di cui la singola proposizione è un elemento. Nell’espressione domina una funzione indipendente, in grado di costituirsi come allegoria della cosa rappresentata. Emerge il valore simbolico del colore (Kandinskij) e la rappresentazione si astrattizza. Dall’esterno verso l’interno. Armonia, in tal caso è equilibrio tra la condizione e la manifestazione che il colore esemplifica allegoricamente. La corrispondenza empatica, il suonare assieme, è determinato dalla coincidenza sinestetica con il sentimento che si attualizza eideticamente nell’insieme dei cromemi.
Nella comunicazione domina invece l’elemento interpretativo. E’ l’esterno il modello di riferimento, ed il colore memorizzato diventa parte di una stringa di significati complessi. L’accordo è dominato dalla necessità di interpretare una struttura complessa. Se il dominio dell’espressione è l’interno, come metafora dell’essere, la struttura cromatica si costituisce come una tendenziale cristallizzazione dei suoi valori. Il colore assume, per sé e nelle relazioni con altri cromemi, valori primi, originari. Oro, giallo, rosso, nonché i valori primari ed il bianco e il nero, son altrettante metafore di una condizione archetipica, che il colore ‘mette in scena’.
La bilancia concettuale della struttura armonica del colore è data dall’annullamento della policromia in un centro focale dell’immagine rappresentato dal grigio. Il grigio si pone come valore intermedio tra le due condizioni esterne della luce e delle tenebre. Sul grigio è basato il parametro sulla base del quale Runge determina le consonanti/dissonanti e le energetiche del colore.
Colori fortemente dinamici attivano relazioni sulla base di valori di complementarietà ( attrazione che virtualizza la presenza di un grigio all’interno di una dinamica ‘energetica’), colori che annullano le valenze dinamiche come le triadi principali. Le triangolazioni pongono il grigio in una posizione troppo statica rispetto al soggetto percipiente, che azzera le tonalità molto velocemente. Ancora espressione/comunicazione, espressione che conduce verso elementi fortemente dinamici (le coppie complementari). Runge attiva una serie di coppie fortemente dissonanti (dinamiche) attraverso l’annullamento di un elemento della triade: azzurro con giallo, rosso e azzurro, ecc. Klee riprenderà questo tipo di relazione utilizzando ancora una volta il grigio come elemento di bilanciamento. La coppia costituisce una triade concettuale, poiché colloca il grigio non più come elemento di sintesi, ma in una posizione accentrata che dinamizza l’insieme.
L’assenza di centralità è in questo caso giudizio del valore dinamico del colore. Più la coppia si avvicina al grigio, più si riducono le dissonanze. Il colore diviene un mono-tono. Runge afferma inoltre che tutte le riduzioni di dissonanza producono un aumento della monotonia cromatica. Il grigio è dunque la cartina di tornasole che consente di individuare il grado di dissonanza della coppia cromatica. Itten sembra seguire le osservazioni di Runge sulle dinamiche dissonanti, proponendo armonizzazioni che per quanto riferite ad una struttura forte come quella del cerchio cromatico, rendono sempre più virtuale la presenza del grigio. Piccoli spostamenti dei valori diametrali ( complementari e triadi) fanno si che l’armonizzazione ne risulti non banale. Albers infine, accentuando l’aspetto fenomenico, è più interessato alle dinamiche soggettive della struttura armonica. Dato il colore come sistema per definizione privo di base geometrica, il contrasto di simultaneità e la trasparenza diventano gli elementi per una riflessione epistemologica che reinterpreti il colore alla luce delle teorie fenomenologiche. Il colore è in questo caso, sempre teoria che diviene prassi, ed il lessico armonico fonda la sua ragion d’essere nelle dinamiche transformazionali della sensorialità