Diario di Bordo
Diagrammi catastrofici e catastrofi diagrammatiche
le cose nell’arte e l’arte nelle cose
di Maurizio Barberis
Parafrasando Deleuze: idea verso caos, caos verso diagramma, catastrofe verso figura, ovvero le forme del tempo, le cose così come sono, come appaiono, come saranno, ovvero l’immagine come espressione, l’immagine come astrazione. l’immagine come figura. Le cose e l’arte? Il tempo e la pittura, le cose e le funzioni? Il tempo e il design, le cose e lo spazio? Il tempo e l’architettura.
Le cose e basta? Le cose ballano da sole
Quando una cosa diventa oggetto, e quindi forma? Solo grazie alla loro funzione, qualunque essa sia, oppure c’è qualcos’altro che le rende presenti in quanto forma-immagine e infine icona?
“…Supponiamo che il nostro concetto dell’arte possa essere esteso a comprendere, oltre alle tante cose belle, poetiche e non utili di questo mondo, tutti in generale i manufatti umani, dagli arnesi di lavoro alle scritture. Accettare questa premessa significa semplicemente far coincidere l’universo delle cose fatte dall’uomo con la storia dell’arte…Ciò apparirà più facile se si sceglierà di procedere dal punto di vista dell’arte anziché da quello dell’uso, giacché se partiamo unicamente dall’uso saremo portati inevitabilmente a trascurare tutte le cose non utilizzabili, mentre se consideriamo la desiderabilità delle cose, allora saremo capaci di vedere gli oggetti utili nella giusta luce di cose a noi più care…” (George Kubler, La forma del tempo)
Il pensiero creativo non è opera dell’io (Esiodo)? Diversi piani e diverse modalità di percezione, ogni piano ha coscienza dei piani che lo precedono (memoria) ma non di quelli che lo seguono (intuizione). Adeguamenti comportamentali. E la creatività? E i sogni? Chrēmatismos, quei i sogni in cui una divinità o un'altra figura carismatica appare al sognante per annunciare il futuro o dare precisi ordini.
Dal sogno al segno: l’oracolo si fa racconto, narrazione di pulsioni disponibili a trasformarsi in atto creativo, e quindi in forma, in figura e in immagine. Dal vuoto deriva il sogno, laddove l’anima incontra la luce, quel mondo immateriale che conduce alla materia, intesa come energia raffreddata, ovvero massa. Il tempo è quindi l’immagine mobile dell’eternità (Timeo)? Il sogno come esperienza dell’anima libera dal corpo e quindi dal tempo?
All’inizio un sogno, una terra lontana, un luogo antico famoso per la crudeltà del suo re e per aver dato ospitalità a dedalo in fuga da Creta. Le figlie del re, simpatiche assassine, si liberano di Minosse uccidendolo nel bagno, poiché Minosse aveva intuito la presenza di Dedalo in quella terra, grazie ad un indovinello risolto dal re, ovvero come infilare un filo di seta in una conchiglia e farlo uscire dall’altra parte. La conchiglia ha forma spiraliforme, composta da una serie di volute che si ripetono con periodicità attorno ad un centro. Caos vs diagramma, una sorta di curva logaritmica che apre verso l’alto. Una forma chiusa non governabile dall’esterno. E’ necessario quindi introdurre all’interno di questo sistema chiuso ma dotato di una certa periodicità, un elemento perturbante in grado di risolvere il problema in virtù della sua totale estraneità al sistema. Ecco apparire le forme dell’arte e si delinea una prima risposta alla vexata questio: in cosa consiste l’utilità dell’arte? A far passare il filo dentro la conchiglia per risolvere l’indovinello posto da Minosse, che pagherà con la vita la sua curiosità. Dedalo è l’artista o forse Minosse ?
Tornando a Deleuze e alla necessità del caos, per poter iniziare il percorso che conduce all’opera, possiamo dire, credo, che un sistema dinamico, per poter essere definito caotico, deve essere innanzitutto sensibile alle condizioni inziali, deve esibire una certa transitività topologica, deve essere un insieme denso di orbite periodiche.
Già, ma tutto questo che c’entra con l’arte e soprattutto con il progetto, ovvero con quel percorso dinamico che conduce dal caos al diagramma e dal diagramma alla forma? Domande senza risposta. L’immagine del cuore si scontra con l’immagine della mente, in un percorso che và del sacrilegio (caos) verso sacrificio (diagramma) per condurre infine alla resurrezione (opera), una forma processuale che il mondo del progetto ha mediato dal mondo dell’arte.
Utilità dell’arte. Sette figure concettuali riconducibili all’inizio dell’opera: “…il non credibile, l’ambiguo, il contrario, la metafora oscura, l’allusione, l’acuto, il sofisma…” (Peregrini, Trattato delle acutezze). L’attività dell’artista e del creatore si colloca così in uno stadio intermedio tra coscienza magica (caos) e coscienza logica (diagramma) (Warburg). La creazione si alimenta delle energie più oscure della vita umana e per restarne prigioniera anche laddove sembra realizzarsi un equilibrio provvisorio. Perché per l’arte lo spazio non è omogeneo, si presenta frammentato, abitato da fantasmi significativamente differenti tra loro. “... Sarà dunque qualcosa di più profondo dell’occhio, da cui tutto dipende, che il mosso mette avanti e va a toccare, presso il fotografo e presso coloro che vi sono sensibili. E’ l’occhio in quanto corpo, l’occhio che fa corpo con il paesaggio, l’occhio-corpo e il suo paesaggio, l’occhio-corpo quello di cui parla Merlau-Ponty nei suoi ultimi scritti e quello che Deleuze, ispirato da Bergson, evoca nei suoi libri sul cinema. L’occhio dello spirito celato nella materia...” (Alain Bergala)
Arte come Metaxy, come una soglia che separa la terra e il cielo? Narrazione come figura e figura come narrazione, scrittura come immagine o immagine come scrittura. Narrazione come epica del Ritorno, del Ritorno dell’Essere, laddove la conoscenza di Sé viene intesa come percorso non mai finito: “…Qui il conosci te stesso è della natura della rivelazione, non-lineare, discontinua, come un dipinto, una lirica o una biografia completamente assorbita dall’atto dell’immaginazione…vedere una parte è tutto ciò che c’è da vedere e ciascuna immagine è il proprio inizio e la propria fine…” (J.Hillman). Molti dei linguaggi contemporanei, arte, design e architettura, nascono proprio da questo particolare atteggiamento fuori dal comune sentire.