The White Book

Umberto Lilloni: brevi cenni sulla vita e sull’opera

di Andrea Schubert

Umberto Lilloni cercava la pace, ma senza cercarlo, trovò il successo. Non che sul podio ci stesse male, ma gli esordi non furono certamente né facili né lineari. Era un giovane irruento e pieno di ardori. Voleva fare l'ingegnere navale e attraversare, eroe romantico, i mari, ma si ritrovò al fronte poco più che ventenne. Fu li che visse l'orrore della prima guerra mondiale e patì la morte dei suoi commilitoni. Finita la guerra, riprese gli studi accademici e si dedicò agli studi artistici, ricercando la perduta serenità attraverso il potere taumaturgico dell'arte e della natura.

Probabilmente la pittura divenne per lui un modo per elaborare i traumi e trovare un senso di purificazione. Tutte le sue energie si rivolsero all'arte con una vocazione spirituale, ribelle a tutti i dogmi, che lo portò a superare prima l'accademismo e poi Novecento. Superato quest'ultimo traguardo riuscì a trovare la propria strada. Infatti, passato l'accademismo e una temporanea omologazione alla principale tendenza del momento teorizzata da Margherita Sarfatti con il suo Novecento, si ritrovò solo con se stesso e con un gruppo di amici con cui condividere idee, tempo ed ideali artistici. La vicinanza a Persico gli diede sprone nel cercare di tornare alla realtà ed alla natura delle cose.

In questo clima culturale della Milano post bellica, Lilloni anelava ad una pittura fondata sul colore e non sul disegno, sul tono e non sul chiaroscuro, sulla superficie e non sulla profondità prospettica, come del resto Persico teorizzava. E di questi dettami ne fece pratica quotidiana. Prolifico fondeva i colori sulla tela come guidato da una sorta di automatismo osmotico e spirituale. La sua arte non fu mai mimetica. Non imitava la realtà, la trasfigurava. I suoi dipinti, che fossero paesaggi, figure o ritratti, erano il risultato di una necessità interiore, una volontà di esprimere la propria esperienza e in cui trovare la pace per il tramite della natura. Una natura che filtra attraverso il dipinto sia che il soggetto fosse un paesaggio o una figura.

In età matura Lilloni si ritrovò sul podio, non per caso. La sua disciplina ardente e la sua passione per l'arte lo portarono a raggiungere un livello di espressività in cui le persone potevano empaticamente ritrovarsi e riconciliarsi. Un transfert che il processo di visione consente, sempre che il regime scòpico, o in altre parole il contesto culturale, lo permetta. Da giovane i riconoscimenti accademici lo portarono, col tempo, alla vicepresidenza dell'Accademia di Parma, ai premi ufficiali e agli inviti ad esporre nelle mostre pubbliche. In età avanzata, seguì anche la fama presso un più ampio pubblico borghese che, con il "boom" del secondo dopoguerra e la crescita economica del paese, gli diede grandi soddisfazioni.

Eppure, nonostante questo successo, la sua ricerca rimase sempre interiore. Il dipingere era un modo per ritrovare la pace e il senso della vita, immerso nella natura dei suoi paesaggi, delle acque dei laghi o nelle ondate delle sue marine.