Processo alla minigonna

Oriana Fallaci e i suoi racconti sul “frivolo mondo della moda”

di Patrizia Catalano

Se siete dei fan della moda, ma ancora meglio, se non lo siete affatto, ecco un libro che potrebbe appassionare entrambe le fazioni. Stiamo parlando di “Processo alla Minigonna. da Coco Chanel a Mary Quant, tra genio e follia”, una raccolta di interviste realizzate da Oriana Fallaci tra la metà degli anni ’50 e la seconda metà dei ’60 ad alcuni dei massimi protagonisti del sistema moda internazionale. Che in quegli anni vedeva ancora Parigi come la capitale indiscussa della moda, maison di tutti i grandi stilisti con qualche eccezione in Italia e una (ma dirompente) in Gran Bretagna. Il libro pubblicato da Rizzoli inizio 2025 è stato al centro di un incontro a Milano lo scorso dicembre a L’Arabesque. A raccontarlo, Edoardo Perazzi custode dell’archivio di Oriana Fallaci, la giornalista Daniela Fedi e la padrona di casa Chichi Meroni.

E’ emersa una profonda gratitudine nei confronti “dell’Oriana” come ama chiamarla il nipote Edoardo. Per la modalità con cui ha intervistato alcuni dei couturier dell’epoca Christian Dior, Yves Saint Laurent, Pierre Balmain e altri. “L’Oriana” racconta Edoardo, “era una donna molto schietta come ben sappiamo. Certo non si faceva intimidire da questi signori spesso abituati ad essere omaggiati con estrema reverenza. Lei era sempre lei: curiosa, disincantata e molto diretta: “Io, che sono venuta a Parigi per scrivere un articolo su Christian Dior, non mi intendo di moda. Io, che sono stata ricevuta in casa di Christian Dior (un onore riservato a pochissimi), ignoro cosa sia il taglio in sbieco. Io, che gli ho fatto rimandare l’appuntamento con un ambasciatore e bevo il Porto nei suoi preziosi bicchieri, non so come si ottenga il plissé soleil”. Come mai, viene allora da chiedersi, Dior riceve la Fallaci, una giornalista digiuna di tutto quello che ha attinenza con il mondo del grande sarto francese? Probabilmente la sua fama la precedeva e il fatto che per l’Europeo intervistasse (senza peli sulla lingua) personaggi politici e figure carismatiche di grande spicco a livello mondiale, piaceva anche a uno snob come Christian Dior.

Anche se l’inventore del NewLook non rinuncia a dire la sua sull’abbigliamento della giornalista italiana. Scrive Fallaci: “Poi mi chiede: «E questo, secondo lei, cos’è?». «Un tailleur» rispondo ed anche bello.  Me lo ha cucito una delle sarte più brave d’Italia, m’è costato un occhio della testa, e ne vado fierissima. Invece Monsieur lo guarda con schifo. «Questo non è un tailleur» dichiara. Poi mi stringe la vita fino a farmi male, mi sbatacchia come uno shaker nel quale abbia versato gli ingredienti di un cocktail e, del tutto insensibile alla mia faccia infelice, dichiara: «È tutto sbagliato. Sì. La vita è troppo marcata, le basche sono troppo lunghe, lo scollo troppo modesto, via quei taschini. Mademoiselle, questo indumento è passato di moda.  Vuol vedere come si fa?». E, senza chiedermi il permesso, mi slaccia il tailleur, mi rimbocca le basche, mi fa salire le spalle, mi allarga la vita, mi spalanca lo scollo. Infine, quando sono ridotta a una specie di clown senza forma, infagottata in un cencio che fu il mio migliore vestito, mi spinge davanti a uno specchio ed esclama: «Voilà. Ora sì che è una ragazza à la page. Deve vestirsi così». Ed io, vigliaccamente, annuisco”. Segue un’intervista all’erede del grande Dior, un timido Yves Saint Laurent, “L’enfante prodige più infelice di Francia”.

La Fallaci incontra Saint Laurent ancora ventunenne erede del trono lasciato prematuramente dal Dior. Il giovane tremante e sparuto era venuto a capo di un esercito di millequattrocento suddite. “La gloria lo aggredì” scrive Fallaci “…senza che egli fosse preparato a riceverla”. Con la stessa abilità di come si confeziona un abito su misura, grandioso nel taglio e perfetto nei dettagli, la Fallaci racconta ai lettori la storia di YSL, la semplicità e timidezza di un giovane che viveva in una camera parigina vendendo i suoi disegni agli stilisti francesi che tutto a un tratto deve prendere le redini della maison Dior. Imbarazzo, incertezza, difficoltà, ma il suo destino è segnato e la Francia vuole un nuovo re. Solo lui non ne è convinto: “Non credo che ce la farò mai” dichiara quando prende possesso dello studio e della poltrona del Maestro “Mi sento ridicolo”. All’Oriana piacque molto Pierre Balmain “Schietto, amante delle donne, unico sarto che non assomigli a un sarto, maestro di architetture in movimento”… “Massiccio, corpulento, con le spalle da lottatore” . Nel libro succedono le interviste a Givenchy, Coco Chanel, Roberto Capucci e molti altri fino ad arrivare all’incontro con Mary Quant a New York, la stilista che ha obbligato le donne americane ad accorciarsi le gonne. Qui la Fallaci riconosce l’eccentricità britannica della Quant e del suo eclettico e snobbissimo entourage, ma non sembra voler cascare negli slogan della stilista britannica che propone la minigonna come una forma di liberalizzazione femminista nei confronti dello status conservatore occidentale. Per Fallaci la libertà della donna e l’acquisizione di diritti paritari si gioca altrove e, in fondo, a lei le gonne piacciono lunghe come quelle che aveva inventato Balmain…